venerdì 5 luglio 2013

Recensione su Dylan Dog, n.322 "Il Pianto della Banshee"



Sta capitando…
Purtroppo, ma sta capitando…
Fortunatamente meno rispetto ad altre serie… ma sta comunque capitando…
Capita di leggere un fumetto di Dylan Dog non trovando nulla dell’amato Dylan…

Ok, ormai sappiamo tutti che è in arrivo una freschezza di cambiamento e di questo siamo molto più che compiaciuti, ma ciò non giustifica il fatto che, mentre attendiamo cambiamenti,  numeri come “Il pianto della Banshee” siano così deludenti.

La trama si svolge nel paesino di Wichkey, dove il giorno più felice nella vita di Mary Kate, novella sposa, si tramuta in un incubo quando suo marito Sean viene ucciso. Ogni indizio conduce a lei come assassina, ma Mary Kate sostiene di aver agito posseduta dallo spirito di una banshee, una creatura in grado di uccidere con la sua sola voce. Solo l’anziana madre crede all’innocenza della giovane e affronta il lungo viaggio fino a Londra per chiedere l’aiuto di Dylan Dog.

La storia parte molto bene con un’idea originale di evocare leggende dell’Irlanda, ovvero la Banshee e i folletti con il pentolone d’oro.
Aprendo una parentesi, la Banshee è uno spirito prevalentemente femminile che con il suo canto/pianto appare SOLO a coloro che sono prossimi alla morte, e nelle leggende irlandesi è descritta come una donna bellissima dalla folta chioma, con un lungo vestito verde “nascosta” da un manto grigio.
Chiudendo la parentesi, la storia si evolve con un qualcosa che non funziona, senza ritmo né elementi sorprendenti e si arriva così alla fine dell’albo, chiudendolo amareggiati.

Non si riesce nemmeno molto bene (o almeno per quanto mi riguarda) a capire la lezione morale buttata lì nell’albo con un “predicozzo” da parte di Dylan…
Gualdoni va a toccare una tematica attuale, la violenza sulle donne fisica e psicologica da parte di mariti o padri, ma non lo fa molto bene trovandosi poi a che fare con un argomento così scottante e delicato, quindi fa in modo che madre e figlia si ribellano uccidendo i loro carnefici, finendo infine per uccidersi piene di rimorsi avvolte in frasi del tipo: “Da vittime siete diventate carnefici”.
Questo dramma delle due donne poi, non viene molto approfondito e di conseguenza arriva al lettore con poca empatia.
Non è che la storia non sia ben scritta, perché il racconto inizia e finisce nell’essenziale, è che non mi ha per nulla emozionato… non mi ha coinvolto e data la tematica della storia avrebbe dovuto, e chiudendo l’albo mi sono chiesta: “Quindi, Dylan che c’entra??”. Si, perché in questo numero si limita semplicemente a guardare dall’esterno, non partecipa né contribuisce in alcun modo con lo sviluppo della storia…

Poi, vogliamo parlare della guida che sbuca all’improvviso? I pensieri di Dylan lo portano a muovere le gambe e ad allontanarsi fino al castello (luogo legato ad alcuni ricordi di Mary Kate) senza rendersene conto…
Capisco che ormai Dylan in ogni albo debba “per forza” andare a letto con qualcuna prima della fine della storia, ma non c’è nemmeno più la “storiella” dell’innamoramento improvviso? La cosa viene buttata in mezzo al calderone, si fa sesso e basta, e ciao ci rivediamo quando vieni a Londra! Mah…

Note positive:
1. I disegni di Roi restano stupendi! Adoro particolarmente il suo tratto oscuro (anche se sull’espressività di Dylan risulta a volte un po’ minimalista) che ci regala una strepitosa tavola a pagina 71! Altrettanto belle restano le copertine di Stano.
2. L’alter ego di Bloch è stata una trovata simpatica.
3. Anziché lasciarlo a Londra, Dylan si porta dietro Groucho che sempre diverte con le sue battute!
4. Tenero il personaggio di Victor e la sua morte “delicatamente trattata”.


Insomma per concludere, un albo scialbo che finisce nel dimenticatoio… non è proprio tutto da buttare, per carità, ma non è questo il Dylan, indagatore dell’occulto, di cui sono innamorata da anni… ed è solo per quest’amore che compro ancora gli ultimi albi…
Speriamo che questi cambiamenti all’interno di Dylan Dog, non siano rimandati ancora troppo a lungo… altrimenti quello della Banshee non sarà l’unico pianto… 


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